Corso Professione Coach 2017 - Bologna 2017 - Giornata 2

Seconda giornata Coaching 2017

Speakers

Silvia Calzolari
Direttore Scientifico
Gianni Verde
Direttore

Start

26 marzo 2017 - 9:30

End

26 marzo 2017 - 18:30

PROGRAMMA GIORNO 2

 

LA RELAZIONE POSITIVA: COME FACILITARE IL PERCORSO DI COACHING

  • Il metodo del coaching si fonda sulla relazione tra coach e coachee, le cui caratteristiche sono tali da facilitare la realizzazione dell’obiettivo determinato dal coachee, potenziandone le qualità personali. La relazione di coaching è facilitante (cioè agevola il percorso di coaching) in quanto promuove fiducia.

LA RELAZIONE DI COACHING

  • La relazione di coaching è potenziante in quanto sviluppa nel coachee i tre pilastri su cui si fonda l’autorealizzazione: consapevolezza, autonomia, responsabilità. La consapevolezza è correlata allo sviluppo del Sé: conoscere se stessi , mettersi alla prova, sfidarsi per confermare ciò che crediamo di essere o al contrario per verificare che siamo altro da ciò che crediamo, L’autonomia è correlata alla nostra identità: siamo autentici quando la nostra Apparenza rappresenta pienamente la nostra Essenza, quando cioè agiamo per come siamo e per quel che vogliamo veramente, al nudo dei coinvolgimenti, delle influenze, delle credenze, La Responsabilità è correlata alla cura di se stessi, alla dedizione e all’impegno che vogliamo mettere nel monitorare la nostra vita allo scopo di mantenerci consapevoli e autentici.

IMPRINTING  RELAZIONALE

  • Già durante il primo incontro (generalmente di carattere informativo-conoscitivo), il coach stende le basi relazionali con il coachee. Il suo atteggiamento è improntato all’accoglienza, all’ascolto, all’alleanza e all’autenticità, caratteristiche fondamentali dell’ “essere coach”.

COORDINATE DELLA RELAZIONE DI COACHING

  • Una relazione è di fatto un sistema costituito da più elementi che comunicano tra loro. A seconda della loro disposizione rispetto alle funzioni considerate, ogni relazione viene ad assumere una sorta di geometria. Se consideriamo l’importanza degli elementi relazionali, è evidente che nel coaching non ce n’è uno preponderante rispetto all’altro: il coach e il coachee hanno lo stesso peso nel comporre la relazione ed entrambi sono elementi necessari e sufficienti.

POSIZIONI RELAZIONALI

  • Negli anni ‘50 Eric Leonard Bernstein (noto come Eric Berne), psichiatra canadese, sviluppò una teoria della personalità, l’analisi transazionale, l’esperienza quotidiana ci dimostra che il nostro comportamento può essere molto diverso a seconda di chi abbiamo davanti, come se la nostra personalità possa essere influenzata dalle relazioni. 4 sone le posizioni possibili da considerare. 

STATI DELL’IO

  • L’analisi transazionale ci spiega che impostiamo una data relazione in rapporto a quale stato dell’IO (personalità) viene sollecitato dall’altra persona (o dalle altre persone). La teoria si basa sull’interpretazione dell’IO (personalità) come una sovrapposizione di stati a cui corrispondono funzioni diverse. Sono descritti tre stati:      – Genitore (Esteropsiche) Adulto (Neopsiche)  Bambino (Archeopsiche).

POSIZIONI RELAZIONALI E STATI DELL’IO NELLA RELAZIONE DI COACHING

  • La posizione relazionale sono OK/non sono OK è correlata allo stato dell’IO adulto ed è quella che il coach assume nella relazione positiva. Per fornire un imprinting relazionale ottimale, improntato sulla fiducia, e facilitare il coachee nello sviluppo di consapevolezza, responsabilità e autonomia, è opportuno che il coach sia centrato nello stato della personalità matura ed equilibrata. Il coaching è un metodo eccellente per favorire l’Io Adulto del coachee tramite l’attivazione dell’attenzione focalizzata (focusing mentale).

CONOSCENZA DI SE’ E CONSAPEVOLEZZA

  • Negli anni ’50 Joseph Luft e Harry Ingham misero a punto un modello per lo studio del Sé (identità), oggi noto come “JOHARI WINDOW”. Lo schema in questione si riferisce ad aspetti di comunicazione interpersonale e alla dinamica di gruppo. La finestra di Johari  rappresenta un quadrato, suddiviso in 4 quadranti, relativi sia a ciò che noi sappiamo di noi stessi sia a ciò che gli altri sanno di noi, fattori che concorrono a costruire il nostro senso dell’identità.

CONTENUTO DELLA RELAZIONE FACILITANTE

  • Il coach porta il coachee ad una narrazione chiara, strutturata, comprensibile, emozionale e personale, coinvolgente. La narrazione costituisce il contenuto della relazione (ciò di cui si parla); si deve trattare di un contenuto pieno di significato per il coachee e colorata dalla sua totale e aderente partecipazione, segnata con il corpo e con la mente.  Il coach stimola sia il pensiero logico (verticale, sequenziale) sia il pensiero laterale (creativo, visionario, alternativo) del coachee. Mentre il coachee è immerso nel racconto, il coach assume una giusta distanza e un atteggiamento di neutralità partecipativa. Una buona relazione esalta il contenuto.

GESTIONE DELLA RELAZIONE E DEL CONTENUTO DA PARTE DEL COACH

  • Per garantire che la relazione di coaching sia realmente facilitante e positiva, Il coach la gestisce in modo ottimale, così da esaltare il contenuto. Il coach guida la relazione in modo attivo, mai reattivo.

CRISI DI AUTOGOVERNO E DOMANDA DI COACHING

  • La crisi di autogoverno è salutare nell’economia della nostra vita, ma scomoda a viversi. Una volta diventati consapevoli di ciò che vogliamo, lo dobbiamo realizzare: ciò vuol dire fare scelte e mettersi all’opera secondo quanto abbiamo deciso. 

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